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Città Sant’Angelo: Premio letterario D’Annunzio. Commemorato il martire-pastore Michele Del Greco di Anversa degli Abruzzi

            Città Sant’Angelo: Premio letterario D’Annunzio. Commemorato il martire-pastore Michele Del Greco di Anversa degli Abruzzi , vittima dei nazisti per aver soccorso soldati alleati nel ’43.



A cura dell’Associazione Culturale ‘’Aria Libera’’, presieduta dal prof. Centorame Gabriele, da quattro anni si celebra il ‘’Premio Internazionale di Poesia e Narrativa Gabriele D’Annunzio’’ con il patrocinio della Regione Abruzzo ed il Comune di Città Sant’Angelo.

La quarta edizione si è svolta, come consueto, nel Teatro Comunale di Città Sant’Angelo (Pe), nei giorni di sabato 18 e domenica 19 ottobre. Nella prima giornata vi è stata la premiazione per le sezioni A (Poesia in lingua italiana), S (Sezione straniera) e B (Sezione speciale giovani). Nella giornata successiva, le premiazioni per le sezioni C ( Poesia in vernacolo), D (Narrativa) e, sezione fuori concorso, per gli alunni della Scuola Primaria.

Numerosi i premiati, provenienti da varie parti d’Italia e dall’estero, i cui nominativi sono consultabili al sito dell’Associazione Culturale: http://www.premiodannunzio.it/category/premio-dannunzio-2014/.http://www.premiodannunzio.it/category/premio-dannunzio-2014/


Questa edizione, oltre ad un riconoscimento ai vari concorrenti, ha colto l’occasione per commemorare due personaggi abruzzesi: il professore-poeta Francesco Di Giampietro di Città Sant’Angelo, [1900-1972], ed il pastore - martire della Resistenza Michele Del Greco di Anversa degli Abruzzi [.-1943

Commemorare un poeta abruzzese in un premio letterario è un evento del tutto normale.

Associare la figura di un pastore abruzzese, vittima del nazismo, ad un premio letterario intitolato a Gabriele D’Annunzio, per le coincidenze del caso, ci induce ad accennare ad alcune riflessioni e considerazioni non solo letterarie ma storico-ideologiche.

La storia del pastore Michele Del Greco è singolare e sarebbe passata nel dimenticatoio, se non ci fosse stata sua figlia Raffaella, insegnante-poetessa-scrittrice, anche lei fra i premiati, che mai ha cessato di versare lacrime per aver subito una crudele ingiustizia e nell’averne dato testimonianza con le sue opere letterarie. La figura del pastore Del Greco, fucilato dai nazisti il 22 dicembre del 1943 nel carcere della Badia di Sulmona, dove è posta una lapide, è stata riscoperta negli ultimi dieci anni, grazie anche alla ricerca storica effettuata dal Liceo Scientifico di Sulmona, nell’ambito del ‘’Freedom Trail’’, il Sentiero della Libertà che si rievoca annualmente, da Sulmona a Casoli, a testimonianza del fenomeno partigiano abruzzese. Il martire Del Greco fu condannato per aver prestato aiuto ai soldati alleati in fuga fra i monti per superare la Linea Gustav.

Michele oltre ad essere pastore era di Anversa degli Abruzzi, dove D’Annunzio ambientò una delle sue tragedie più famose ‘’La Fiaccola sotto il moggio’’, del 1905, dopo aver ivi soggiornato ed incontrato Antonio De Nino, celebre intellettuale peligno.

Il Vate, come spesso è stato appellato il poeta abruzzese, nato a Pescara il 12/3/1863 e morto a Gardone Riviera il primo marzo 1938, crebbe all’indomani dell’Unità d’Italia monarchica, visse da protagonista il periodo della Grande Guerra e dell’epoca fascista pre-seconda guerra mondiale, e morì senza assistere però alle aberrazioni ed alle capitolazioni del nazi-fascismo. E’ vero che D’Annunzio ha contribuito - dopo l’occupazione di Fiume dove varò la Carta del Quarnaro, una costituzione molto progressista per l’epoca – con esuberanza all’ascesa del fascismo, da un punto di vista estetico. Tanti sono stati i suoi motti adottati dal regime. E’ anche vero però che dal nazismo e dallo stesso Hitler D’Annunzio ha mantenuto sempre le distanze, mostrando pubblicamente la sua disistima per il totalitarista tedesco. Lo stesso Mussolini, temendo il Vate per il suo carisma, quale possibile rivale, lo ‘’esiliò in una gabbia d’oro’’ sul Garda, fino alla fine dei suoi giorni. D’annunzio era uno spirito libero non era per i totalitarismi sebbene abbia avuto un rapporto ambiguo con il fascismo.

Dalle opere letterarie dannunziane traspare la venerazione per la realtà bucolica abruzzese. La poesia ‘’Pastori’’ ne è la più manifesta testimonianza. Il pastore abruzzese è per D’Annunzio un’icona, una figura sacra. L’aver fucilato un pastore, reo di aver dato da mangiare a degli affamati, è pertanto una dissacrazione imperdonabile secondo la ratio dannunziana. Celebrare pertanto, in un Premio intitolato a D’Annunzio, il pastore Michele Del Greco, vittima del nazismo, è cosa buona, giusta e catartica.



20/10/2014



Giovanni Pizzocchia



Pubblicato il 21/10/2014 alle 7.33 nella rubrica Diario.

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